Enhancing the resilience of High Atlas agroecosystems in Morocco

In partnership con GDF (Global DIversity Foundation) sono state organizzate delle iniziative atte a supportare i fragili agroecosistemi dell’alto atlante marocchino attraverso delle farmer field school ospitate in diversi villaggi di comunità agricole ed incentrate sulla divulgazione di pratiche agroecologiche e rigenerative. Negli incontri iniziali si è provveduto a raccogliere le effettive problematiche agricole e sociali più rilevanti che sono state riscontrate negli ultimi anni. Tra queste, vi erano la carenza d’acqua durante la stagione secca, scarsa conoscenza dei trattamenti biologici per il controllo delle patologie, notevoli problematiche date dalla infestazione da afidi, il mancato accesso ai servizi veterinari. Le farmer field school sono state il primo passo verso una comprensione più olistica delle piante e degli animali e delle loro interazioni col suolo e l’ambiente. Agronomi, veterinari e microbiologi si sono intervallati diffondendo conoscenza su temi che andavano dalla comprensione generale del suolo, delle sue funzioni e delle sue componenti fisiche, chimiche e biologiche fino alla gestione sostenibile della salute degli animali e delle loro performance al pascolo in un contesto fragile e degradato.


DEAFAL
L’Organizzazione è già parte della coalizione Azione Terrae?

Si

Marocco
Via F.Confalonieri, 3/B
Enrica Lia
info@deafal.org
0291240589
www.deafal.org

Data di inizio

Gennaio 1, 2020

Data di fine

Gennaio 31, 2022

Titolo del progetto (se la pratica è parte di uno specifico progetto)

No

Paese o paesi d’implementazione della buona pratica

Marocco

Paese principale

Marocco

Regione e città

Alto Atlante

Dimensioni dell’agroecologia coinvolte nella pratica

Ambientale

Principale tema strategico

Terra

Terra: priorità

Alta

Semi: priorità

Bassa

Mercato: priorità

Bassa

Servizi: priorità

Nulla

Donne: priorità

Nulla

Giovani: priorità

Nulla

Il primo blocco tematico diffuso alle comunità e ai suoi agricoltori ha riguardato principalmente l’aspetto del suolo e il ruolo della fertilità nelle produzioni agricole.
Sono stati trattati argomenti quali:
– gestione e cura del suolo
– interazioni suolo-bioma-radici
– nutrizione e principi di assorbimento minerale
– impostazione di un piano di concimazione attraverso biopreparati
– interventi per aumentare l’efficienza fotosintetica
– il processo di compostaggio
– rotazione e avvicendamento colturale
Il secondo blocco ha riguardato l’allevamento:
– riduzione dell’incidenza degli aborti nei piccoli ruminanti
– riduzione di diarree nei piccoli ruminanti giovani ed adulti
– piano di controllo dei parassiti
ecc. ecc.

Forte interazione tra la lettura del contesto storico culturale dell’area, i principi di agroecologia diffusi e le linee guida d’allevamento consigliate.

La pratica ha qualche certificazione?

No



Precedenti esperienze di agroecologia sul territorio individuato, considerando la categoria e le aree di intervento/pilastri scelti

No

Specificare le dimensioni agroecologiche

Ambientale, Sociale, Economica

Bisogni individuati, riferiti al contesto e alle categorie

Bisogni economici, Bisogni ambientali, Bisogni sociali

A causa degli impatti del climate change le comunità agricole locali soffrono un importante declino nella produttività delle loro colture e dei loro pascoli.
La scarsità di acqua intervallata a fenomeni d’inondazione, temperature più estreme e la perdità di biodiversità contribuiscono all’indebolimento generale del settore, I bassi introiti generati dai sistemi di coltivazione e allevamento tradizionali portano alla mutazione di sistemi basati su colture rustiche e locali verso colture da reddito ad alto input.
A livello sociale, la migrazione dei giovani in città e la ricerca di nuove opportunità di lavoro, stanno contribuendo ad un impoverimento del settore agricolo e pastorale locale. Questo contribuisce ad una rarefazione delle genetiche locali e ad una frammentazione nella gestione delle terre condivise.
Tutto questo contribuisce ad una generale perdita in termini di valori culturali e progressivo abbandono delle terre.


In questa sezione si intende approfondire la pratica in relazione al documento AT e all’SDG 4.7.

Obiettivi della buona pratica

Gli obiettivi delle farmer field school sono state quelle di supporto al mantenimento delle tradizionali pratiche della cultura locale, ibridandole con delle innovative pratiche proprie dell’agricoltura rigenerativa.
Sono state divulgate le conoscenze utili alla comprensione dello stato di salute del suolo e delle piante.
Sono state introdotte pratiche quali il compostaggio e l’utilizzo di cover crop.

Che tipo di sfida è stata affrontata?

Diffusione di tematiche scientifiche nel cuore di villaggi remoti

Spiega le tue scelte

Durante le farmer field school sono stati coinvolti la maggior parte dei contadini facenti parte delle comunità agricole locali.
Le lezioni sono state svolte in pieno campo mostrando e spiegando le effettive problematiche riscontrate, proponendo le possibili soluzioni adottabili.
Sono stati eseguite prove empiriche di qualità facilmente riproducibili.

In che modo la pratica incontra le 5 P dell’Agenda 2030

Attraverso il miglioramento produttivo dei terreni l’impatto sulle condizioni alimentari, economiche e sociali dei villaggi è sostanziale.


In quali settori la pratica ha apportato maggiori cambiamenti?

Ricerca, Formazione

In quale Tema Strategico la pratica ha apportato i maggiori cambiamenti?

Terra

Spiegare in termini qualitativi e quantitativi

Qualitativamente il suolo migliora le sue condizioni fisiche e chimiche. Questo permette un risparmio di tutti gli input generalmente necessari per arrivare ad un determinato obiettivo produttivo.

Descrivere le azioni per replicare la pratica

Indagine iniziale sui sistemi in uso localmente, graduale condivisione delle possibili innovazioni da implementare.
Divulgazione delle teorie scientifiche alla base delle pratiche attraverso esempi semplici e vicini alla loro realtà.

Descrivere come la pratica sia sostenibile

Le pratiche rigenerative sfruttano le sole risorse presenti in loco.
Non sono necessari materiali costosi o poco reperibili.
Una volta implementata la buona pratica è possibile diffonderla agevolmente nell’intorno.