Il forum sociale Mondiale di Cotonou si è concluso sabato 8 agosto e ha lasciato ai partecipanti e più in generale a tutti coloro che sono impegnati o interessati alla costruzione di “un altro mondo possibile”, una serie di idee e spunti di riflessione da portare avanti nei prossimi mesi ed anni.
Azione TerrAE è stata rappresentata da Paola de Meo di Terra Nuova e da Achille Yotto Tepa di Mani Tese Benin. Paola, in particolare, ci ha condiviso una sintesi degli aspetti, a suo avviso, più importanti che sono stati dibattuti nel corso dell’evento e le possibili strade per proseguire il lavoro anche come Azione TerrAE.
Il Forum ha mostrato la forza e la maturità raggiunte dai movimenti sociali e dalle organizzazioni della società civile africana nel costruire una Convergenza attorno alla difesa della terra, dell’acqua e delle sementi, riconosciute come beni fondamentali per la vita, la sovranità alimentare e l’autonomia dei territori. La lotta contro i loro accaparramenti ha rappresentato negli ultimi dieci anni un importante spazio di aggregazione tra organizzazioni contadine, produttori, pastoralisti, pescatori, movimenti sociali e organizzazioni della società civile, capaci di collegare le dimensioni locale, nazionale, regionale e globale e di trasformare battaglie inizialmente settoriali in una piattaforma politica comune.
La celebrazione dei dieci anni di questa Convergenza, accompagnata dal riconoscimento e dalla benedizione dei capi tradizionali africani, ha dato un forte valore simbolico a questo percorso, riconnettendo le mobilitazioni contemporanee con una storia più lunga di difesa dei territori, dei saperi e delle risorse comuni. La Convergenza ha dimostrato che restare uniti, costruire fiducia, partenariati e solidarietà permette ai movimenti di rafforzarsi e di portare le proprie proposte negli spazi nazionali, africani e internazionali.
Il Forum ha inoltre collegato queste battaglie alle grandi questioni che oggi condizionano lo spazio politico dei paesi africani, a partire dal debito definito “illegittimo”, cresciuto a dismisura a causa delle crisi e le guerre degli ultimi anni, ed il cui peso limita le possibilità di scelta dei governi e si traduce in conseguenze dirette sulle popolazioni, alimentando politiche di dipendenza. È stato molto affrontato il tema delle migrazioni, denunciando la disumanizzazione e la strumentalizzazione politica delle persone che cercano sicurezza e condizioni di vita migliori. Particolarmente attivi su questo fronte sono stati il movimento sociale maghrebino e il Comitato dei rifugiati libici, che hanno elaborato un proprio comunicato finale.
La riflessione sulla decolonizzazione della cooperazione ha attraversato trasversalmente il Forum. Decolonizzare significa interrogare le asimmetrie di potere che ancora caratterizzano la cooperazione internazionale, ma anche riconoscere che nei territori del Sud esistono già conoscenze, pratiche e proposte capaci di elaborare risposte alle crisi. In questo senso, la cooperazione dovrebbe sostenere e rafforzare queste capacità senza sostituirvisi, riconoscendo i movimenti come soggetti politici e produttori di conoscenza.
La lezione più importante della Convergenza contro gli accaparramenti è forse proprio questa: le alternative esistono già nei territori e nelle relazioni costruite dai movimenti. Ciò che occorre è rafforzarle attraverso fiducia, reciprocità, partenariati e solidarietà. La Convergenza rappresenta così un’esperienza di mobilitazione, ed un esempio concreto di un’altra idea di sviluppo e di cooperazione, fondata sul protagonismo delle comunità, sulla sovranità dei popoli e sulla capacità di decostruire insieme i rapporti di potere ed elaborare risposte alle crisi.
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