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Tra i tanti seminari svoltisi al Forum sociale di Cotonou uno in particolare ha coinvolto direttamente Azione TerrAE e la sua rappresentante Paola de Meo, e ha affrontato il tema, quanto mai attuale, della decolonizzazione della Cooperazione Internazionale. In particolare Azione TerrAE ha condiviso la sua esperienza di coalizione basata sulla solidarietà tra le organizzazioni e sulla complementarità delle competenze

Il seminario è nato dall’esigenza di mettere in connessione, a livello internazionale, le diverse iniziative e riflessioni che stanno emergendo intorno alla necessità di decolonizzare la cooperazione internazionale e di interrogarsi sulle continuità coloniali ancora presenti nelle sue pratiche, nelle sue istituzioni e nei suoi rapporti di potere.

Un’esperienza particolarmente interessante è quella sviluppata in Germania attraverso iNteract, una rete globale che riunisce organizzazioni non governative, attivisti e accademici impegnati a ripensare criticamente il modo di operare della cooperazione tedesca. La rete ha promosso una valutazione esterna delle politiche di cooperazione tedesche, coinvolgendo anche università e ricercatori dei Paesi del Sud, con l’obiettivo di utilizzare il processo per individuare cambiamenti strutturali nelle modalità di intervento della cooperazione. Il lavoro ha portato alla formulazione di un policy paper che individua alcune priorità: la democratizzazione delle decisioni relative ai bilanci della cooperazione; la decolonizzazione della produzione del sapere e il rafforzamento della cooperazione Sud-Sud; una maggiore centralità della giustizia climatica; il rafforzamento della società civile nei Paesi del Sud e delle organizzazioni che rappresentano i gruppi maggiormente marginalizzati; l’identificazione e il superamento delle asimmetrie di potere; e una riflessione permanente sul ruolo della cooperazione e sulle sue evoluzioni all’interno di un ordine internazionale ancora segnato da relazioni neocoloniali. Queste riflessioni assumono oggi ancor più importanza perché la cooperazione sta assumendo una crescente dimensione profit-oriented e orientata alla mobilitazione di investimenti privati.

Un secondo contributo ha riguardato l’esperienza di Un Ponte Per.. che lavora in Medio Oriente e Asia occidentale e in attività di mobilitazione contro la guerra in Italia. L’organizzazione ha voluto affrontare concretamente l’approccio coloniale alla cooperazione, modificando non solo il linguaggio, ma anche le modalità operative e la distribuzione del potere al suo interno. Una delle trasformazioni più significative consiste nel passaggio dalla concezione dell'”aiuto” a quella della “riparazione”. Questa prospettiva implica riconoscere le responsabilità storiche dei Paesi europei e mettere in discussione una narrazione della cooperazione fondata sulla relazione tra chi dà e chi riceve. Passare dall’aiuto alla riparazione significa, prima di tutto, spostare il potere: decidere chi stabilisce le priorità, chi decide dove destinare le risorse e secondo quali criteri. Significa inoltre assumersi la responsabilità della propria storia, compreso il passato coloniale italiano, ancora poco conosciuto e raramente affrontato nel dibattito pubblico nazionale. Questo richiede una trasformazione delle stesse organizzazioni di cooperazione: aumentare il ricorso a personale locale, trasferire progressivamente il processo decisionale dagli uffici centrali ai paesi partner, lasciare che siano gli uffici e le organizzazioni locali a decidere sulle modalità di intervento e accompagnare una progressiva autonomizzazione delle strutture locali. In prospettiva, ciò dovrebbe portare le organizzazioni del Nord a concentrare maggiormente il proprio ruolo sulla trasformazione delle politiche nel proprio paese, piuttosto che sulla gestione diretta degli interventi nel Sud. E’ inoltre strategico rendere visibili le organizzazioni partner e non necessariamente l’organizzazione del Nord che finanzia o coordina l’intervento e, soprattutto, di mettere in discussione i sistemi di finanziamento che impediscono alle organizzazioni locali di accedere direttamente alle risorse. In questa prospettiva è stata avanzata anche la proposta che, nel sistema italiano, le organizzazioni locali possano accedere direttamente ai bandi della cooperazione.

In questo quadro, Azione TerrAE ha portato la propria esperienza di coalizione costruita sulla solidarietà tra le organizzazioni e sulla complementarità delle competenze. La coalizione nasce da un approccio fondato sull’orizzontalità delle relazioni con i partner del Sud, in particolare con le organizzazioni contadine e dei produttori, dalle quali non sono state semplicemente raccolte “necessità”, ma anche conoscenze, pratiche e ispirazione politica. Questa relazione ha permesso di costruire insieme campagne di advocacy e proposte per la transizione agroecologica, superando una concezione della cooperazione come trasferimento unidirezionale di conoscenze e risorse. Azione TerrAE porta, inoltre, nel dibattito la necessità di ripensare le politiche di cooperazione a partire dai territori e dalle regioni del Sud, anziché esclusivamente dalle priorità definite nei Paesi donatori. L’Africa occidentale rappresenta, in questo senso, un laboratorio particolarmente significativo: una regione attraversata da molteplici crisi – climatiche, alimentari, economiche, sociali e geopolitiche – ma anche caratterizzata dalla capacità dei movimenti sociali e delle organizzazioni contadine di elaborare risposte autonome e proposte alternative. La convergenza delle mobilitazioni contro l’accaparramento della terra, dell’acqua e delle sementi ed in favore dell’agroecologia contadina costituisce uno degli esempi più evidenti di questo processo.

Il passaggio dall’aiuto alla riparazione, dalla partnership alla reciprocità e dal trasferimento di conoscenze alla co-produzione di sapere implica una trasformazione profonda delle istituzioni e delle pratiche della cooperazione. In ultima analisi, decolonizzare significa anche interrogarsi su quale modello di sviluppo la cooperazione contribuisce a sostenere.

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Tags:africaagroecologiaagroecologyazioneterraedialogopartecipazioneWorld Social Forum
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