Nel corso del forum sociale mondiale di Cotonou è emersa con forza la necessità di ripensare i modelli di sviluppo agricolo e commerciale a partire dalle proposte elaborate dai movimenti contadini. Per quanto riguarda l’Africa occidentale, sono emersi come centrali, tra gli altri, i temi della trasformazione locale delle produzioni agricole, della riforma agraria e delle sementi.
Per quel che riguarda la trasformazione delle produzioni agricole gran parte dei Paesi continua a esportare materie prime, mentre la trasformazione industriale e il valore aggiunto vengono realizzati altrove. Da qui la richiesta di promuovere filiere territoriali e mercati locali in grado di trattenere ricchezza nei territori rurali e creare occupazione. E’ necessario costruire modelli commerciali alternativi, in grado di garantire ai produttori un prezzo giusto, che copra almeno i costi di produzione e consenta un reddito dignitoso. In questo contesto sono stati richiamati esempi concreti da altri continenti come l’osservatorio spagnolo sui costi di produzione e sui prezzi agricoli e il sistema indiano del Minimum Support Price, affiancato dalla costituzione di scorte alimentari pubbliche, indicati come strumenti capaci di stabilizzare i redditi agricoli e rafforzare la sicurezza alimentare. Per dare concretezza a questa prospettiva, la Via Campesina che riunisce oltre 180 organizzazioni in quasi 80 Paesi e rappresenta circa 200 milioni di contadini, piccoli produttori, lavoratori agricoli e popolazioni rurali, insieme al ROPPA, la rete di organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell’Africa Occidentale, ha costituito un gruppo di lavoro dedicato ai mercati territoriali e porta avanti un’alleanza ampia coinvolgendo anche organizzazioni di pastori, pescatori, consumatori e altri movimenti sociali.
La riforma agraria è considerata una condizione imprescindibile per garantire l’accesso e l’uso della terra a chi intende produrre. Dopo anni di marginalizzazione, il tema è stato riportato al centro dell’agenda politica nel 2026, grazie anche all’impegno assunto da alcuni Stati nel rilanciare il dibattito sulle politiche redistributive e sull’accesso equo alle risorse fondiarie.
Uno spazio importante nel corso del forum è stato dedicato al tema delle sementi ed in particolare la conferenza in omaggio a René Segbenou, figura emblematica e di ispirazione per il movimento agroecologico in Benin, è stata dedicata al tema «Le sementi contadine al servizio della sovranità sementiera e alimentare in Africa occidentale». Gli interventi hanno ripercorso il contributo della sua figura, centrale nella difesa delle sementi contadine, dell’agroecologia e della sovranità alimentare nella regione. Segbenou è stato capace di coniugare formazione, mobilitazione sociale e azione politica. Inoltre è emersa con forza l’idea che le sementi non rappresentino un semplice input agricolo, ma costituiscano la memoria dei sistemi alimentari, un patrimonio culturale e biologico e uno strumento fondamentale di sovranità. Più volte è stato ribadito che “chi perde le proprie sementi perde la propria sovranità” e che “la semente è vita”, sottolineando come la possibilità per i contadini di conservare, riprodurre e scambiare le proprie sementi sia alla base dell’autonomia alimentare delle comunità. In un altro evento sulle sementi organizzato dall’Alliance for Food Sovereignty in Africa (AFSA), gli interventi hanno presentato i progressi compiuti negli ultimi anni nel riconoscimento dei sistemi sementieri contadini all’interno delle politiche dell’Unione Africana, evidenziando tuttavia le sfide ancora aperte. Tra queste figurano la necessità di rafforzare il riconoscimento giuridico delle sementi contadine, proteggere i saperi tradizionali, contrastare la biopirateria e affrontare le nuove questioni legate alla digitalizzazione delle risorse genetiche. È stato ricordato che circa il 70% delle sementi utilizzate in Africa proviene ancora dai sistemi sementieri contadini, a dimostrazione del ruolo essenziale delle comunità rurali nella conservazione della biodiversità agricola. Allo stesso tempo, però, sono state denunciate le minacce rappresentate dai regimi di proprietà intellettuale ispirati all’International Union for the Protection of New Varieties of Plants UPOV), considerati responsabili della progressiva privatizzazione delle sementi e della limitazione dei diritti dei contadini a conservarle, riprodurle e scambiarle.
Tutte queste riflessioni trovano la sua sintesi nei processi di transizione agroecologica. La difesa delle sementi non può essere separata dalla difesa della terra e della biodiversità. È stato richiamato il crescente fenomeno dell’accaparramento delle terre in Benin e in altri Paesi della regione, ricordando che senza accesso alla terra non è possibile garantire la sopravvivenza dei sistemi sementieri contadini.
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